Gemini e gli articoli degli editori: il parere europeo separa i fatti dalla loro forma
Nel caso Like Company contro Google, l’avvocato generale della Corte UE distingue il racconto dei fatti dal riuso riconoscibile degli articoli nelle risposte di Gemini. È un parere non vincolante, non una sentenza.
Che succede
Una risposta di Gemini può raccontare una notizia senza che l’editore possieda quella notizia. Il problema cambia quando recupera un articolo e ne riprende riconoscibilmente la forma, fino a risparmiare al lettore ogni visita all’originale. È la distinzione al centro del parere presentato il 3 novembre dall’avvocato generale Maciej Szpunar alla Corte di giustizia dell’UE, nella causa Like Company contro Google.
L’editore ungherese contesta l’uso dei propri articoli da parte del chatbot. Il parere guarda soprattutto al recupero delle pubblicazioni in tempo reale per costruire le risposte, il meccanismo noto come RAG: il modello consulta il web mentre risponde, invece di affidarsi soltanto a quanto ha appreso durante l’addestramento.
Per il diritto di riproduzione, Szpunar indica due fattori: l’eventuale accesso illecito alla pubblicazione, per esempio aggirando un paywall efficace, e il riuso riconoscibile della sua forma espressiva in una risposta che sostituisca l’originale. Sul distinto diritto di messa a disposizione del pubblico, conta che questa riconoscibilità ricorra sistematicamente nelle risposte. Riferire i soli fatti, invece, non attribuisce agli editori un monopolio sulle notizie.
Per la possibile responsabilità del gestore del chatbot, il parere considera se questi usi siano insiti nel suo modello di attività o se manchino misure efficaci per contrastarli. Szpunar propone invece di dichiarare inammissibili le domande sull’addestramento: nel caso manca la prova che gli articoli siano stati usati per addestrare Gemini. Non c’è ancora una sentenza: il parere non vincola i giudici e non accerta la responsabilità di Google.
Perché conta
Il passaggio più concreto riguarda il momento della risposta: anche un modello già addestrato torna sui siti degli editori. È lì che la ricerca di informazioni può diventare un servizio che rimpiazza la lettura dell’articolo.
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