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Ocarina of Time ritrova i suoni del Nintendo 64 e rende più leggibile il Tempio dell’Acqua

Nintendo racconta come Ocarina of Time mescoli orchestra e timbri ricreati dal Nintendo 64. Nel Tempio dell’Acqua, cambi degli oggetti più rapidi e pareti aperte aiutano a orientarsi senza rifare gli enigmi.

Che succede

Nel remake di Ocarina of Time, in uscita il 5 novembre su Switch 2, un’orchestra può convivere con un suono che sembra arrivare dal Nintendo 64. Le nuove parti dell’intervista agli sviluppatori raccontano come mantenere familiari luoghi e sensazioni, anche quando musica e ambienti vengono ricostruiti.

Il compositore spiega che i brani originali esprimevano la dimensione dei luoghi attraverso la scrittura musicale. Per questo la musica di una casa resta affidata a pochi strumenti, mentre i temi più ampi sfruttano l’orchestra. In alcuni pezzi entrano timbri ricreati prendendo come riferimento la sorgente sonora del Nintendo 64: non sono registrazioni della vecchia console incollate sopra la nuova esecuzione. Succede anche nella casa di Link.

Il Tempio dell’Acqua affronta un’altra memoria molto precisa: aprire continuamente i menu per cambiare equipaggiamento e perdere l’orientamento. Aonuma voleva far provare il piacere di stare sott’acqua, ma la struttura intricata e le interruzioni finivano per intralciarlo. Nel remake il cambio degli oggetti è più semplice e alcune pareti diventano reticolati, così si vedono le stanze vicine e si capisce meglio lo spazio.

La versione 3DS aveva già alleggerito il problema degli Stivali di Ferro, assegnabili a un pulsante. Qui il lavoro dichiarato riguarda anche la visibilità del dungeon: i suoi meccanismi restano sostanzialmente quelli originali, ma il giocatore riceve più informazioni dall’ambiente.

Perché conta

La casa di Link non deve diventare una sala da concerto solo perché ora c’è un’orchestra. È una cura che fa piacere ritrovare anche nel Tempio dell’Acqua: rendere leggibile lo spazio lascia più posto alla sensazione di esplorarlo sott’acqua che Aonuma cercava già nell’originale.

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