Emacs nacque anche per permettere ai programmatori di aiutarsi
Emacs compie cinquant’anni. Fra le sue origini c’è il tentativo di dare comandi condivisi agli utenti di TECO, che avevano personalizzato l’editor al punto da rendere difficile aiutarsi a vicenda.
Che succede
Nel laboratorio di intelligenza artificiale del MIT, personalizzare l’editor era diventato quasi troppo facile. Ognuno aggiungeva comandi alle macro di TECO; quando Guy Steele doveva aiutare un collega, si ritrovava davanti a un ambiente diverso. Cercare il bug significava anche capire come funzionava l’editor dell’altro.
Il racconto di MIT Technology Review per i cinquant’anni di Emacs riparte da qui. Nel 1976 Steele cercò un insieme di comandi condiviso, con il contributo di David Moon e Richard Stallman. Da quelle macro nacque Emacs: un editor estensibile con una base comune.
Anche le modifiche circolavano: nel manuale del 1981 Stallman chiedeva a chi riceveva il programma di restituire i miglioramenti. La comunità cresciuta attorno all’editor contribuì alla nascita del movimento del software libero. GNU Emacs, la successiva riscrittura avviata nel 1984, appartiene a quella storia ma non è il programma originale del 1976.
Perché conta
È una bella origine per un editor famoso per quanto si può personalizzare: serviva anche a ridurre le differenze fra le postazioni. Una base condivisa rendeva possibile aiutarsi senza rinunciare a modificare lo strumento.
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