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Next.js ed Expo possono condividere i dati e tenersi le proprie app

Tipi, validazione e un piccolo client API si prestano a un pacchetto TypeScript comune. Navigazione, sessioni e interfaccia richiedono scelte separate.

Che succede

Un ordine resta un ordine sia sul sito sia nell’app. Come ci si arriva, dove si conserva la sessione e come lo si mostra possono invece cambiare parecchio. La guida di Daine Mawer a un monorepo Next.js ed Expo trova un confine ragionevole proprio qui.

Nel pacchetto comune mette tipi TypeScript, schemi di validazione e un client API piccolo: costruisce la richiesta, chiama fetch e controlla la risposta. Web e mobile possono poi aggiungere il proprio livello di cache e caricamento. Anche la logica di dominio puramente computazionale si presta alla condivisione.

La tentazione di allargare il pacchetto a navigazione, storage e UI introduce invece dipendenze dalla piattaforma. Un client può ricevere un token senza sapere se arrivi da un cookie o dallo storage sicuro del telefono. Condividere quel poco ha già un buon rendimento: il contratto con il backend cambia in un punto solo, mentre ciascuna app conserva i propri modi di funzionare.

Perché conta

Uno schema condiviso fa emergere lo stesso errore di contratto su web e mobile, senza imporre a entrambe le app la stessa gestione dello stato.

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