Vai al contenuto

Un visore VR fatto in casa mostra tutto il lavoro che non si vede

L’esperimento di Ars con un visore Relativty arriva a SteamVR, ma tracking e comfort limitano l’uso. Il costo dei componenti non racconta tutto il lavoro necessario.

Che succede

Due piccoli schermi, lenti, sensori e una scocca stampata in 3D possono diventare un visore VR. Tim Stevens di Ars Technica ne ha costruito uno seguendo il progetto aperto Relativty e lo ha portato fino a SteamVR e alle corse simulate. L’immagine arriva; il problema è restarci dentro.

Il racconto passa da saldature e componenti sbagliati alla deriva dei sensori, che fa perdere l’allineamento, e a un comfort insufficiente per sessioni lunghe. Il costo dei pezzi è arrivato a circa 240 dollari nel suo esperimento, senza contare tempo e attrezzatura.

È una bella esplorazione per chi ama costruire, meno una scorciatoia per risparmiare su un visore pronto. Il prototipo rende concreto ciò che la risoluzione dei pannelli racconta male: durante una corsa simulata, la vista deve restare allineata ai movimenti della testa, e il visore deve poterci restare.

Perché conta

Per il simracing, anche una buona immagine perde utilità se l’orientamento deriva durante la corsa: la stabilità dei sensori è parte dell’esperienza.

Vuoi sapere di più su pillole come questa?

Nella stessa edizione