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Vendere un GPS a chi ha già il GPS. E avere un buon motivo.

Xona prepara Pulsar, un servizio satellitare a pagamento per posizione e sincronizzazione più precise; la beta non avrà ancora copertura continua.

Che succede

“Facciamo pagare il GPS” non è il modo migliore per iniziare una presentazione. Il mio funziona già e non mi manda fatture. Anche Brian Manning, oggi alla guida di Xona, aveva dubbi sull’idea, racconta a TechCrunch. Poi ha guardato chi avrebbe dovuto usarlo.

Il navigatore può portarti qualche metro più in là del ristorante e lasciarti risolvere il resto. Un robot agricolo non ha questo lusso: quei metri sono il lavoro che deve fare. È lì che il GPS gratuito, da solo, smette di bastare e l’idea di pagare diventa meno assurda.

Pulsar usa satelliti in orbita bassa per offrire un segnale più forte. Xona punta a una precisione dell’ordine dei centimetri e a una maggiore resistenza alle interferenze e ai segnali falsificati. Sui ricevitori compatibili, dice l’azienda, basterà aggiornare il firmware. Un servizio nuovo senza dover necessariamente ricomprare anche la scatola: apprezzo.

C’è poi il cliente che non cerca nemmeno una posizione. TimeBeat vuole usare Pulsar per verificare e correggere la sincronizzazione dei suoi dispositivi nel mondo. I satelliti danno anche un riferimento temporale preciso. Stiamo pensando al puntino sulla mappa; qualcuno sta comprando l’ora.

Sei satelliti sono previsti al lancio questo mese, poi la beta con clienti reali: circa otto passaggi al giorno alle medie latitudini, quindi finestre di servizio, non copertura continua. Xona punta alla copertura completa di Stati Uniti, Europa, Giappone e Corea del Sud nel 2028.

Per ora il navigatore gratis può stare tranquillo. Pulsar cerca chi perde soldi quando la posizione o l’orario non sono abbastanza precisi. È una proposta commerciale molto più interessante di “abbiamo messo un abbonamento anche qui”.

Perché conta

Il dettaglio che rende sensata l’idea è il cliente: non chi vuole trovare un indirizzo, ma chi deve far lavorare una macchina. Quando l’errore ha un costo concreto, anche qualche centimetro può diventare un prodotto.

Leggi le fonti

TechCrunchXona Pulsar

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