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xCloud fa usare alle app la nuova versione di Node.js dopo l'aggiornamento

xCloud 2.9.5 ricarica le app PM2 attive dopo l'aggiornamento di Node.js, lasciando ferme quelle arrestate. La 2FA diventa necessaria per diversi strumenti ad alto privilegio.

Che succede

Aggiornare Node.js sul server non basta se le applicazioni continuano a usare la vecchia versione. xCloud 2.9.5 interviene proprio su questo passaggio: dopo l’aggiornamento ricarica automaticamente le app in esecuzione gestite da PM2, il gestore dei processi, per portarle sul nuovo runtime.

Le applicazioni fermate restano ferme. Se una di quelle ricaricate non riparte, il pannello indica il sito coinvolto. Per chi ospita applicazioni Node.js, n8n o Uptime Kuma, xCloud collega così due operazioni che altrimenti possono restare separate: installare la versione aggiornata e farla usare davvero alle app.

La release del 22 ottobre richiede inoltre l’autenticazione a due fattori per strumenti privilegiati come terminale web, esecuzione di comandi e gestione degli utenti sudo, oltre a cron e processi Supervisor eseguiti come root. I processi eseguiti con l’utente del sito non sono coinvolti da quest’ultimo vincolo.

Perché conta

Una patch di Node.js resta a metà se le app continuano a girare sulla versione precedente. xCloud ora collega l'installazione al cambio effettivo del runtime, preservando le app fermate e segnalando quelle che non tornano su. Il miglioramento sta proprio in quel passaggio che il solo numero di versione non racconta.

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xcloud.host

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