Un chip nascosto nei Ledger ruba le parole di recupero dal display
Ledger ha trovato dispositivi manomessi che inviano le 24 parole via rete mobile, pur potendo superare il controllo di autenticità.
Che succede
Il wallet custodiva le chiavi. Qualcuno aveva aggiunto un altro chip per leggere quello che mostrava lo schermo. Ledger ha confermato il 13 ottobre il meccanismo dietro i furti del 9: durante la configurazione, un impianto nascosto cattura le 24 parole di recupero e le spedisce via LTE, con una eSIM.
Quelle parole permettono di ricreare il wallet altrove e trasferire i fondi. Il chip di sicurezza e il sistema operativo possono restare intatti: il dispositivo manomesso può quindi superare il controllo di autenticità di Ledger.
I furti confermati riguardano dispositivi venduti dal rivenditore CryptoBilis, che ha sospeso vendite e spedizioni. Ledger sta verificando altre segnalazioni e invita i clienti coinvolti a non configurare i dispositivi inutilizzati; chi li ha già usati deve trasferire gli asset su un nuovo dispositivo con una nuova frase di recupero.
Perché conta
Il wallet può superare il controllo di autenticità mentre un chip aggiunto manda al ladro le parole per svuotarlo. È la parte più inquietante di questo furto: il controllo passa, i soldi partono.
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