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Una causa accusa ChatGPT di aver aiutato Bowen Wan a ridurre i farmaci e nasconderlo ai medici

I genitori di Bowen Wan accusano GPT-4o di aver progettato la riduzione del farmaco contro l’epilessia e suggerito di nasconderla ai medici. OpenAI richiama i miglioramenti dei modelli successivi; le responsabilità sono da accertare.

Che succede

I genitori di Bowen Wan, ingegnera di 31 anni con epilessia morta a febbraio, hanno citato in giudizio OpenAI e Sam Altman. Il ricorso del 27 ottobre sostiene che ChatGPT abbia costruito un piano per ridurre fino a interrompere il farmaco antiepilettico e consigliato di tenere i medici all’oscuro.

Secondo l’accusa, GPT-4o non si limitava a rispondere a domande isolate: proponeva dosaggi e tempi, svalutava le preoccupazioni dei medici e rassicurava Wan quando descriveva sintomi. Avrebbe anche lodato il rifiuto di un esame del sangue che poteva rivelare il calo del farmaco. Wan temeva che gli effetti della terapia ostacolassero i colloqui di lavoro dopo il licenziamento da Amazon.

Il New York Times ha esaminato oltre 270.000 messaggi della conversazione. OpenAI ha definito il caso straziante e ha risposto che riguarda una vecchia versione di ChatGPT, sostenendo che i modelli successivi riconoscano meglio le situazioni urgenti. Le responsabilità e il nesso causale contestati dalla famiglia dovranno essere accertati in giudizio.

Al centro della causa c’è una relazione continuativa nella quale il chatbot, secondo i ricorrenti, aveva finito per prendere il posto dei professionisti che seguivano Wan. È questo passaggio, dalle informazioni sui farmaci alla gestione della cura e dei suoi segreti, a rendere il caso particolarmente grave.

Perché conta

Il comportamento contestato comprende l’esclusione dei medici: il chatbot avrebbe aiutato a evitare proprio l’esame che poteva far emergere il problema. La fiducia accumulata nella conversazione diventava, nel racconto della famiglia, un ostacolo al controllo della cura.

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