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WordPress può essere colpito dalla falla Brotli scaricando una pagina

Una risposta esterna compressa con Brotli può bloccare un processo PHP di WordPress se il server usa la libreria vulnerabile. Patchstack ricostruisce il percorso; la correzione è disponibile dal 21 ottobre.

Che succede

La richiesta che arriva a WordPress può contenere soltanto un normale indirizzo web. Il contenuto che fa scattare la falla arriva dopo, quando il sito visita quell’indirizzo: è una risposta compressa con Brotli che la libreria libcurl decodifica prima di passarla a PHP. Patchstack descrive così un percorso d’attacco alla CVE-2026-111497 attraverso i pingback.

Il difetto è una scrittura fuori dai limiti della memoria nel decoder Brotli. Se il server usa una libreria vulnerabile e il pingback è accessibile, l’attacco può essere avviato senza un account. Il test descritto da Patchstack riproduce il blocco di un processo PHP; non dimostra invece l’esecuzione di codice da remoto su PHP.

È proprio il viaggio di ritorno a mettere in difficoltà i controlli sulla richiesta in ingresso: il payload non è lì. E il pingback è soltanto una strada. Anche un plugin che scarica un URL fornito da un visitatore può raggiungere lo stesso decoder.

La patch esiste dal 21 ottobre e riguarda Brotli sul server, non il core WordPress. Le distribuzioni Linux possono averla incorporata in pacchetti che mantengono il vecchio numero di versione della libreria: serve distinguere anche la revisione del pacchetto. Bloccare i pingback riduce l’esposizione, ma lascia aperti gli altri percorsi. Patchstack segnala inoltre che il solo filtro xmlrpc_enabled non disattiva i pingback, perché questi non richiedono autenticazione.

Perché conta

In questo attacco WordPress va a prendere il contenuto che lo colpisce. Un controllo sul pingback in ingresso vede l’indirizzo, non la risposta pericolosa che arriverà dopo: il confine decisivo è nella libreria con cui il server scarica e apre quella pagina.

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