Per Altman tenere RAM nei PC poco usati è un’allocazione «terribile»
Per il capo di OpenAI, la poca DRAM disponibile va sfruttata al massimo nel cloud. Ma giocare, lavorare e gestire servizi propri non sono sprechi da giustificare a un fornitore di AI.
Che succede
Sam Altman considera «quite terrible», dal punto di vista dell’allocazione globale, che ciascuno tenga una parte della poca DRAM disponibile al mondo nel proprio computer, usandola il 5% del tempo. Lo dice nel podcast Cheeky Pint del 29 ottobre: in una situazione di offerta insufficiente, sostiene, bisogna massimizzare l’utilizzo della memoria nel cloud. Il 5% è la cifra che usa lui, senza indicare nell’intervista una misurazione a sostegno.
Il discorso parte dall’inferenza locale, cioè dall’eseguire modelli AI sul proprio dispositivo: secondo Altman, distribuirli sui PC non elimina i limiti della filiera, perché anche quei computer hanno bisogno di memoria. Poco prima ha spiegato perché, a suo giudizio, i produttori esitano ad aumentare gli investimenti nonostante i prezzi alti: ricordano i precedenti cicli di sovrapproduzione. Il punto della sua obiezione è mettere la risorsa disponibile dove lavora più a lungo.
La RAM di un PC, però, serve anche a giocare, lavorare con una workstation, montare video, sviluppare software o gestire servizi propri. Lo stesso computer può fare tutte queste cose in momenti diversi. Giudicarne il valore soltanto dal tempo in cui la memoria è occupata cancella il motivo per cui lo possediamo: poterci fare quello che vogliamo, quando vogliamo. Anche una partita a RollerCoaster Tycoon è un uso legittimo, senza dover dimostrare che sia la migliore allocazione mondiale dei chip.
Per il proprietario contano disponibilità immediata, programmi scelti liberamente, dati sotto il proprio controllo e indipendenza da un servizio remoto. Liquidare la memoria che rende possibili queste scelte come un’allocazione «terribile» è arrogante. Il confronto di Altman premia l’utilizzo continuo nei data center e lascia fuori il valore del controllo su software e dati che un computer proprio permette. È il punto di vista di chi vende accesso all’AI nel cloud, presentato come un problema di efficienza globale.
Perché conta
Nel 5% di Altman, il resto del tempo appare perso. Per chi possiede il PC, quella disponibilità serve anche a scegliere quando lavorare, avviare un servizio o costruire montagne russe. La libertà di deciderlo resta fuori da un confronto che premia soltanto l’hardware sempre occupato.
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