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Le cellule del glioblastoma cambiano stato seguendo regole ricorrenti

Due studi ricostruiscono le regole con cui le cellule del glioblastoma cambiano stato. Aumentando l’attività di un regolatore individuato, i ricercatori hanno ridotto la malignità in laboratorio; i tumori modificati hanno poi migliorato la sopravvivenza nei topi.

Che succede

Il glioblastoma, un tumore maligno del cervello, è difficile da trattare anche perché le sue cellule cambiano stato. Nello stesso tumore alcune somigliano a cellule nervose, altre a staminali. Cambia il modo in cui lavorano i loro geni: se un trattamento colpisce uno stato ma non gli altri, questa plasticità può aiutare il tumore a sopravvivere.

Due studi pubblicati su Nature il 4 novembre mostrano che questi passaggi seguono percorsi ricorrenti. Il primo gruppo ha esaminato DNA, RNA e marcatori epigenetici, che regolano l’attività dei geni, nei tumori di dodici pazienti. Ha costruito un atlante molecolare e ricostruito sia i passaggi fra gli stati sia le posizioni che le diverse cellule occupano nel tumore. Colture tridimensionali ottenute dalle cellule dei pazienti hanno mostrato traiettorie simili.

Per capire che cosa dirige i cambiamenti, i ricercatori hanno studiato le reti di regolazione genica in oltre un milione di cellule. Il metodo di apprendimento automatico scDORI confronta come variano insieme i regolatori e i geni su cui agiscono. Da queste relazioni ricava previsioni su quali regolatori spingano una cellula verso uno stato oppure la trattengano in un altro, da verificare con esperimenti.

Il gruppo ha poi aumentato l’espressione di MYT1L, uno dei regolatori individuati, in cellule tumorali derivate dai pazienti. La plasticità e la malignità sono diminuite; dopo il trapianto nei topi, i tumori modificati hanno dato una sopravvivenza maggiore rispetto ai controlli. Le regole ricostruite hanno quindi permesso di cambiare il comportamento delle cellule in laboratorio. L’intervento su questi regolatori resta una possibilità di ricerca, non un trattamento disponibile per i pazienti.

Perché conta

La varietà delle cellule rende il glioblastoma difficile da trattare. Qui ha offerto anche un vantaggio ai ricercatori: oltre un milione di cellule in cui osservare le variazioni naturali e studiare quali regolatori ne cambiano il comportamento. Quella stessa diversità, analizzata e poi verificata con esperimenti, ha indicato dove provare a intervenire.

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ANSAEMBL

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