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Big Iron: il razzo che dovrebbe restare in orbita come data center

Cowboy Space progetta Big Iron, il cui stadio superiore dovrebbe diventare un data center orbitale alimentato dal Sole. Il primo lancio è un obiettivo per fine 2028; razzo e sistemi sono ancora da sviluppare.

Che succede

Nel progetto di Cowboy Space, il razzo non si limita a portare un data center in orbita: il suo stadio superiore dovrebbe diventare il data center. È la particolarità di Big Iron, presentato il 26 ottobre e raccontato da ANSA il 29. L’azienda punta al primo lancio nel dicembre 2028; il sistema, motori compresi, è ancora in sviluppo.

Il progetto prevede due stadi. Il primo dovrebbe rientrare su una piattaforma in mare; il secondo restare in orbita con i processori e i sistemi necessari a farli funzionare. Pannelli solari alimenterebbero le GPU, mentre l’ogiva, lo scudo esterno in cima al razzo, si trasformerebbe in un radiatore per disperdere il calore.

Cowboy vuole così evitare di duplicare strutture ed elettronica tra un veicolo di trasporto e un satellite separato. La costellazione immaginata, chiamata Stampede, arriverebbe a 20.000 unità, ciascuna con un proprio lancio. È l’obiettivo dichiarato dall’azienda, non una capacità già disponibile.

L’idea affronta insieme lancio, energia e raffreddamento del calcolo orbitale. Quanto costerà farli funzionare come un servizio resta da dimostrare: i grandi numeri della costellazione vengono dopo la costruzione e il volo del primo veicolo.

Perché conta

L’ogiva che protegge il veicolo durante il lancio dovrebbe poi disperdere il calore dei processori. È il dettaglio che rende riconoscibile Big Iron: il razzo è progettato intorno al suo secondo lavoro in orbita, anziché lasciare tutto al satellite trasportato.

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