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In un osso di dinosauro è rimasta la firma molecolare del sangue

Un gruppo guidato da Curtin University ha identificato molecole derivate dall'eme in globuli rossi mineralizzati di un dinosauro vissuto 115 milioni di anni fa. La scoperta collega la forma delle cellule alla chimica che ne rivela l'origine.

Che succede

Dentro le ossa di un dinosauro di 115 milioni di anni fa sono rimaste tracce riconoscibili del suo sangue. Il gruppo internazionale guidato da Curtin University descrive globuli rossi mineralizzati e molecole derivate dall’eme, una componente dell’emoglobina legata al trasporto dell’ossigeno.

I resti appartengono ad Aratasaurus museunacionali, un teropode ritrovato nel Brasile nordorientale. Le strutture cellulari si trovavano nei canali vascolari delle ossa degli arti. Il dettaglio decisivo, secondo il gruppo, è la firma chimica: vedere una forma simile a un globulo rosso è diverso dall’identificarvi molecole coerenti con la sua origine sanguigna.

Il comunicato di Curtin del 3 novembre, relativo allo studio pubblicato su PNAS, spiega che le cellule erano mineralizzate con hausmannite. I ricercatori ritengono che una sepoltura rapida, in un ambiente povero di ossigeno e ricco di microrganismi, abbia favorito questa conservazione eccezionale. Sono stati individuati anche amminoacidi del collagene.

Il sangue non è rimasto liquido e il risultato non riguarda il recupero di DNA. È una conservazione più sottile: dopo la trasformazione minerale, alcune tracce molecolari permettono ancora di riconoscere che cosa occupava quei canali. Il fossile conserva così informazioni sulla biologia dell’animale oltre alla geometria delle sue ossa.

Perché conta

Una sagoma al microscopio poteva suggerire un globulo rosso; ritrovarvi la firma dell'eme dà alla somiglianza un riscontro chimico. È questo incontro fra struttura e molecole a rendere il reperto una finestra sul sangue dell'animale, non soltanto una curiosità sulla forma del fossile.

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