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Il clone di AO3 chiude dopo le proteste: vendeva fanfiction lette dall’AI

Nato durante l’interruzione di Archive of Our Own, ao3.life ripubblicava racconti e vendeva versioni audio senza il consenso preventivo degli autori. Il creatore dice di aver ricevuto oltre duemila richieste di rimozione e ha chiuso il sito.

Che succede

Archive of Our Own, o AO3, è un grande archivio di fanfiction: racconti scritti dagli appassionati usando personaggi e mondi già esistenti. Dal 29 ottobre è offline dopo un incidente di sicurezza, con un’interruzione prevista fino a quattro settimane. In questo vuoto è comparso ao3.life, un sito indipendente che prometteva di salvare i racconti e renderli nuovamente accessibili. Il 2 novembre il suo creatore lo ha chiuso dopo le proteste di chi quei racconti li aveva scritti.

Il servizio offriva copie da leggere e audiolibri generati dall’AI, a pagamento dopo i primi tre minuti. Prometteva agli autori il 91% dei profitti, da riscuotere quando si fossero fatti avanti. Intanto, senza aver chiesto il permesso, aveva già ripubblicato i racconti e messo in vendita le versioni audio.

Secondo il creatore, Ganesh, i materiali provenivano da vecchi dataset e raccolte condivise online; agenti AI avevano cercato e riordinato i file. Nella pagina di scuse dice di aver gestito oltre duemila richieste di rimozione e ammette che fra le fonti c’erano anche bozze, di cui non si era accorto. Non era un’iniziativa di AO3 o dell’organizzazione che lo gestisce.

La procedura per rivendicare un’opera aveva un dettaglio quasi surreale: secondo la ricostruzione di 404 Media, il sito chiedeva di aggiungere una nota al proprio profilo AO3 per dimostrarne la paternità. Proprio sul servizio che in quei giorni non si poteva aprire. La promessa di restituire accesso ai lettori aveva tolto agli autori la scelta su dove e come far circolare i loro testi.

Perché conta

La quota promessa agli autori non sostituiva il loro consenso: sarebbero stati loro a dover reclamare un compenso o chiedere di sparire da un servizio già avviato. Il clone chiamava salvataggio anche la vendita in versione audio di racconti che chi li aveva scritti non gli aveva affidato.

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