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Voyager 1 si avvicina a un giorno-luce: una risposta richiede quasi due giorni

Il 18 novembre Voyager 1 dovrebbe superare un giorno-luce dal Sole, circa 25,9 miliardi di chilometri. Le comunicazioni con la Terra richiederanno circa un giorno per tratta.

Che succede

Voyager 1 si sta avvicinando a una distanza per cui anche la luce impiega un giorno a coprire il viaggio. NASA indica il 18 novembre per il superamento della soglia di un giorno-luce dal Sole: circa 25,9 miliardi di chilometri, a 49 anni dal lancio. Non attraverserà una nuova frontiera fisica; cambierà il modo, molto umano, con cui possiamo immaginare quanto è lontana.

Le comunicazioni radio viaggiano alla velocità della luce. A quelle distanze un comando dalla Terra impiega circa 24 ore ad arrivare e il segnale di risposta altrettante a tornare: per sapere se un intervento ha funzionato occorre aspettare quasi due giorni, oltre agli eventuali tempi di esecuzione a bordo. Il tempo esatto dipende anche dalla posizione della Terra nella sua orbita.

Partita nel 1977, Voyager 1 ha visitato Giove e Saturno prima di proseguire verso lo spazio interstellare. Nel 2012 ha superato l’eliopausa, il confine oltre il quale il vento solare cede al mezzo interstellare. Il giorno-luce non è dunque il momento in cui esce per la prima volta dalla bolla del Sole: è un’altra misura del cammino già percorso.

Gli ingegneri continuano a lavorare su una macchina di quasi mezzo secolo, con energia sempre più limitata e questo ritardo incorporato in ogni scambio. La distanza che nelle fotografie dello spazio sembra astratta qui diventa un’esperienza precisa: si invia un’istruzione e si aspettano quasi due giorni per riceverne l’esito.

Perché conta

Il giorno-luce non cambia ciò che circonda Voyager 1. Rende tangibile il lavoro di chi la tiene operativa: anche un semplice controllo dopo un comando occupa ormai due giorni di calendario, prima che si possa decidere la mossa successiva.

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