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La prova AI della quasi-Riemann comincia a farsi capire

Gli esperti stanno chiarendo una prova AI della quasi-Riemann, risultato più debole dell’ipotesi completa. La dimostrazione combina tecniche note che sembravano insufficienti.

Che succede

I matematici stanno ricostruendo una delle dimostrazioni annunciate da OpenAI il 6 ottobre: riguarda la quasi-Riemann, una versione più debole della celebre ipotesi legata alla distribuzione dei numeri primi. Nel racconto di Quanta del 19 ottobre, diversi esperti la ritengono corretta e cominciano a riconoscere come funzioni.

Il risultato restringe la regione in cui possono trovarsi gli zeri della funzione zeta, collegata ai numeri primi; l’ipotesi completa li vorrebbe tutti su una sola linea e resta aperta. La sorpresa è che la prova combina idee già note, fra cui una formula di Alexander Dunn e Maksym Radziwiłł del 2021. Gli specialisti pensavano che quegli strumenti non bastassero ad arrivare fin qui.

La lettura è stata faticosa. Gli esperti si sono concentrati sulla versione di 49 pagine, datata 5 ottobre e rivista anche da una persona, il cui contributo OpenAI non ha chiarito. Ora circolano spiegazioni molto più brevi. Peter Sarnak vuole comunque che tutti i dettagli siano controllati e compresi prima di considerare acquisito il teorema: il lavoro in corso è trasformare quella dimostrazione in matematica che altri possano padroneggiare.

Perché conta

La sorpresa è nella strada tentata: gli specialisti cercavano strumenti matematici più potenti, mentre questa prova sembra trovare una combinazione sufficiente fra quelli già disponibili.

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