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OpenEvidence porta l’AI finanziata dalla pubblicità nello studio del medico

OpenEvidence aiuta i medici a consultare letteratura e linee guida cliniche, con un servizio gratuito sostenuto dalla pubblicità. Un reportage del Financial Times racconta l’adozione negli ospedali statunitensi e le domande ancora aperte sulla sua efficacia.

Che succede

Il modello del motore di ricerca gratuito, pagato dagli inserzionisti, è arrivato anche alla consultazione clinica. OpenEvidence usa l’AI per cercare in riviste mediche e linee guida e aiutare i professionisti a orientarsi su diagnosi e trattamenti.

Un reportage del Financial Times pubblicato anche da Ars Technica racconta come sia entrato nel lavoro di diversi ospedali statunitensi. A NYU Langone, il responsabile informatico dice che l’integrazione formale è arrivata dopo aver scoperto che i clinici lo usavano già come risorsa indipendente. I medici intervistati descrivono soprattutto il tempo risparmiato nella ricerca delle informazioni.

La diffusione è stata più rapida della ricerca sul suo impatto clinico: il reportage descrive valutazioni non uniformi e pochi elementi su come i singoli strumenti cambino le decisioni nei reparti. Intanto, a finanziare le consultazioni sono gli inserzionisti. È una combinazione che porta nel software medico la logica economica dei servizi internet gratuiti, senza che questo dimostri un’influenza degli sponsor sulle singole risposte.

Perché conta

Il passaggio rivelatore è l’integrazione negli ospedali dopo che i medici avevano già iniziato a usarlo da soli. Un motore di ricerca sostenuto dalla pubblicità entra così nel percorso di cura dal basso, prima che sia consolidata la ricerca su come cambi davvero le decisioni cliniche.

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Ars Technica

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