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Le pagine di aiuto WhatsApp nascondevano ciò che il chatbot non doveva dire

Redact ha trovato istruzioni invisibili nelle FAQ WhatsApp, fra cui non suggerire un’autorità per la protezione dei dati. Meta dice che erano note per il suo chatbot, esposte per un bug.

Che succede

Nelle FAQ di WhatsApp c’erano due testi: quello per chi cercava aiuto e alcune istruzioni per il chatbot di assistenza, presenti nel codice ma invisibili sulla pagina. Fra queste, sulla cancellazione dell’account senza accesso al telefono, compariva l’ordine di non consigliare di contattare un’autorità per la protezione dei dati.

Le ha trovate Redact, un’azienda che offre strumenti per la privacy, esaminando 545 pagine del centro assistenza. Ha contato 102 blocchi nascosti su 80 pagine. La maggior parte conteneva normali indicazioni di supporto; alcune erano più restrittive. Se una persona menzionava avvocati o azioni legali, il bot doveva evitare anche riferimenti a GDPR e altre norme sulla privacy, persino quando era l’utente a nominarle.

WIRED ha verificato i testi archiviati e chiesto spiegazioni a Meta. WhatsApp ha confermato che le note erano destinate al proprio chatbot e attribuito la loro esposizione pubblica a un bug, poi corretto. La società dice di voler offrire assistenza accurata e pertinente, senza dare consulenza legale. Redact le aveva individuate l’8 ottobre; entro il 18 non erano più nelle pagine.

Il punto delicato è quanto larga fosse quella cautela: evitare pareri legali arrivava a significare non nominare un’autorità che la stessa informativa privacy indica agli utenti. Le note mostrano le regole previste, non come il chatbot abbia risposto davvero. E toglierle dal sito non dimostra che siano cambiate anche le istruzioni interne dell’assistente.

Perché conta

Chi chiede al bot come cancellare un account potrebbe non ricevere indicazioni sui reclami che WhatsApp stessa descrive nella propria informativa.

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