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I link condivisi di Muse si potevano trovare nei registri DNS

Meta ha sospeso la condivisione di Muse: gli indirizzi delle pagine condivise potevano emergere dai registri DNS, insieme ai titoli delle conversazioni.

Che succede

I link di Muse, l’assistente AI di Meta, si potevano trovare senza averli ricevuti. I ricercatori di Claroc hanno recuperato oltre 6.800 indirizzi di pagine condivise dagli utenti e, aprendone alcune centinaia, anche documenti personali e aziendali sensibili. Erano contenuti che qualcuno aveva scelto di condividere tramite link, non conversazioni private mai condivise.

Muse inseriva il titolo della conversazione e un codice casuale nel nome del sottodominio, una parte dell’indirizzo della pagina. Quando qualcuno la apriva, quel nome poteva finire nei servizi di DNS passivo, che conservano uno storico dei nomi osservati durante la ricerca degli indirizzi dei siti. Da lì si poteva ricostruire il link completo. Il codice era abbastanza lungo da non poter essere indovinato, ma compariva nell’elenco insieme al titolo.

Meta ha comunicato ad Ars Technica di aver sospeso la funzione. Il 20 ottobre Claroc ha ricontrollato 40 pagine prima accessibili senza account: nessuna si apriva più. I nomi, titoli compresi, restano però nello storico DNS osservato dai ricercatori.

Perché conta

L’indirizzo faceva da chiave della conversazione e da etichetta del suo contenuto in un registro consultabile. Chiudere le pagine blocca l’accesso, ma non ritira automaticamente i titoli già finiti in quello storico.

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