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SynthID apre a tutti: per riconoscere l’AI, meglio una firma che un sospetto

Il detector di Google diventa accessibile nel mondo e cerca i watermark supportati in immagini, video e audio.

Che succede

Decidere se un video è stato generato dall’AI guardando le mani o contando i denti sta diventando un passatempo poco affidabile. Google apre a tutti SynthID Detector, disponibile dal 7 ottobre nel mondo, in inglese: si carica un’immagine, un video o un file audio e il servizio cerca una firma invisibile inserita durante la generazione.

Il controllo riconosce i watermark di Google e dei partner supportati, fra cui OpenAI, NVIDIA e Kakao; Apple arriverà in seguito. È una verifica dell’origine del file, non un giudizio sul suo aspetto. Se la firma manca, il detector non può concludere che il contenuto sia umano.

Perché conta

Aprire il detector al pubblico rende controllabile una parte dell’AI che circola online. Il resto rimane fuori: il valore del watermark dipende da quanti produttori lo adottano.

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Google DeepMind

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