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I data center recuperano motori d’aereo per avere corrente prima

Alcuni data center usano motori aeronautici dismessi e riconvertiti in generatori a gas. Le lunghe attese per rete e turbine nuove rendono appetibile una soluzione meno efficiente, ma disponibile prima.

Che succede

Alcuni data center AI stanno cercando corrente nei motori degli aerei dismessi. Ricostruiti per bruciare gas naturale e alimentare generatori, possono arrivare prima di un collegamento alla rete elettrica o di una turbina nuova. TechCrunch racconta questa corsa riprendendo un’inchiesta del New York Times del 3 novembre: le attese per alimentare i server possono durare anni.

Il motore lavora a terra e aziona un generatore, anziché spingere un aereo. Il data center produce così energia sul posto, senza attendere che la rete locale possa fornirgli tutta la potenza richiesta. Restano da costruire l’impianto, ottenere i permessi e assicurare il rifornimento di gas.

La domanda ha già ordini consistenti alle spalle. Il 16 aprile PROENERGY aveva annunciato per Crusoe, che costruisce infrastrutture AI, 13 gruppi PE6000: turbine di derivazione aeronautica da 50 megawatt ciascuna, per 650 megawatt di potenza nominale complessiva. Il comunicato li destina a futuri progetti di data center, senza presentarli come impianti già in funzione.

Il tempo guadagnato si paga anche nell’uso. Secondo il reporting ripreso da TechCrunch, i motori riconvertiti sono meno efficienti e più inquinanti delle turbine delle centrali convenzionali: per ottenere la stessa elettricità serve più combustibile. La scelta risponde soprattutto all’urgenza di accendere i server.

Perché conta

Per un data center con i server pronti, aspettare la rete significa tenere fermo anche l’investimento nei computer. I motori recuperati comprano mesi di attività, pur consumando di più. Quel maggior consumo viene accettato per evitare l’alternativa più costosa: avere già comprato capacità di calcolo e non poterla usare.

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