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Un sensore sente il Braille. Gli organoidi rispondono, un algoritmo distingue le lettere

Un esperimento collega sensori tattili, tessuto cerebrale coltivato e un classificatore. Combinando tre organoidi riconosce le lettere con circa l’83% di accuratezza.

Che succede

Un sensore passa sui punti del Braille e li trasforma in impulsi elettrici. Gli impulsi raggiungono piccoli organoidi cerebrali, tessuto nervoso coltivato in laboratorio; un algoritmo legge le risposte e prova a distinguere le lettere. Lo studio, pubblicato il 16 ottobre, costruisce una catena fra tatto, materia vivente ed elettronica.

Su 26 lettere, l’accuratezza è circa il 61% con un organoide e arriva all’83% combinandone tre. A dare un nome alla lettera è un classificatore SVM esterno: il tessuto risponde agli stimoli, l’algoritmo distingue le risposte.

La parte vivente fa da passaggio fra il contatto con i punti e il riconoscimento della lettera. Non occorre che comprenda il Braille: basta che stimoli differenti lascino risposte abbastanza diverse da poter essere lette dall’elettronica.

Perché conta

Combinare le risposte di tre organoidi migliora il riconoscimento: il sistema ricava informazione anche da come reagiscono tessuti diversi.

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