Googlebook ha ancora troppe abitudini da telefono
Nelle prime prove di Googlebook, Android porta app e widget sul portatile ma anche comandi ancora pensati per il tocco. Il passaggio a mouse e tastiera resta irregolare.
Che succede
Apri una nuova finestra del browser e cominci a scrivere. Nella prova di Googlebook pubblicata da 9to5Google, fra questi due gesti ne serve un terzo: un clic nella barra degli indirizzi di Chrome. Succede anche nei campi di testo di diverse app Android. La tastiera è lì, ma l’app aspetta ancora un tocco.
È un attrito piccolo e frequente, che riassume bene il problema di questi nuovi portatili con sistema basato su Android. Nella prova di Abner Li, Chrome supporta le estensioni e offre prestazioni da computer, ma conserva comportamenti mobili: aprire le impostazioni, per esempio, sostituisce le finestre del browser con una schermata a tutto schermo.
Anche le app seguono strade diverse. Le applicazioni Google Workspace preinstallate aprono servizi web in finestre dedicate; Keep e Tasks usano invece le versioni Android. La scelta può funzionare bene caso per caso: Li ha scritto gran parte della recensione proprio in Keep. Passando da un’app all’altra, però, cambiano anche le abitudini richieste a chi lavora.
Le valutazioni non sono una bocciatura unanime. Li, dopo una settimana su modelli Acer e HP, apprezza la familiarità con Android e i widget sul desktop. Ars Technica, nella prova del 16 ottobre, è più critica sul divario fra l’hardware e un’esperienza ancora troppo legata al telefono.
Per chi passa già la giornata nel browser, le estensioni di Chrome e i servizi web possono coprire buona parte del lavoro. Altrove restano assenze come la suite Adobe, citata da 9to5Google, e app mobili che chiedono di adattarsi ai loro comandi. La familiarità con Android aiuta a cominciare; non sempre basta a lavorare comodamente con mouse e tastiera.
Perché conta
Chi usa già Android ritrova le proprie app, ma sul portatile può dover alternare gesti da telefono e abitudini da desktop nello stesso lavoro.
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