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Hubble perde quota: NASA cerca di nuovo chi possa rialzarlo

NASA chiede alle aziende proposte per rialzare, assistere o accompagnare al rientro Hubble. Senza motori propri il telescopio perde quota; un intervento servirebbe entro il 2032, ma la richiesta non finanzia ancora una missione.

Che succede

Hubble continua a osservare l’universo, ma non può correggere da solo la propria orbita. Il tenue attrito con l’atmosfera gli fa perdere quota e il telescopio non ha un sistema di propulsione. NASA ha quindi aperto il 29 ottobre una nuova richiesta di informazioni alle aziende: cerca modi per portarlo più in alto, assisterlo oppure accompagnarlo a un rientro controllato quando la missione sarà finita.

Le risposte sono attese entro il 30 novembre. Per il rialzo dell’orbita, la richiesta punta ad almeno 600 chilometri di quota, contro i circa 470 attuali riportati da Ars Technica. L’intervento sarebbe da effettuare entro il 2032: le analisi citate da NASA collocano un possibile rientro nel 2033–2034, una previsione che può cambiare con l’attività solare. Non c’è ancora una missione scelta o finanziata.

Un primo giro di studi era già partito nel 2022, anche con SpaceX e il programma Polaris; nel 2024 NASA aveva deciso di non procedere. Ora riapre la ricognizione sulle capacità delle aziende, comprese quelle di intervento robotico. Hubble ha ancora un ruolo specifico: osserva nel visibile e nell’ultravioletto, mentre Webb lavora soprattutto nell’infrarosso. Conservarlo significherebbe mantenere aperta quella particolare finestra sull’universo.

Perché conta

Hubble conserva uno sguardo nel visibile e nell’ultravioletto che il più recente Webb, rivolto soprattutto all’infrarosso, non sostituisce. Un telescopio può quindi avere ancora osservazioni preziose da fare e trovarsi a corto di quota: è questa distanza tra vita scientifica e vita orbitale che NASA cerca di colmare.

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