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Per guardare come un cavallo, Equine Eyes ci fa indossare anche la sua testa

Il casco sperimentale di Alan Hook usa telecamere laterali e immagini rielaborate per avvicinare alcune caratteristiche della vista equina. Nei test, anche la forma fisica della maschera cambiava l’esperienza.

Che succede

Equine Eyes sembra una grande testa di cavallo bianca, con il muso allungato e le orecchie dritte. Ai lati ci sono due telecamere; dentro, un display mostra a chi la indossa immagini riprese e rielaborate in tempo reale. Il progetto del ricercatore e designer Alan Hook, avviato nel 2017, prova a spostare temporaneamente il nostro punto di vista verso quello di un altro animale.

I cavalli hanno gli occhi ai lati della testa e un campo visivo molto più ampio del nostro. Il dispositivo usa due telecamere da 180 gradi per costruire una vista descritta come prossima ai 350 gradi. Elabora inoltre i colori verso blu e gialli per avvicinarsi alla visione dicromatica equina. Chi lo prova deve confrontarsi con un ambiente familiare disposto in modo inconsueto, fino a vedere il proprio corpo nella visione periferica.

È una simulazione di alcune proprietà della vista, non il trasferimento dell’esperienza di un cavallo in una persona. Ma uno degli esiti più curiosi riguarda proprio il corpo umano che entra nella simulazione. I primi prototipi usavano webcam e un visore Oculus Rift; quando Hook aggiunse una sagoma di testa equina, i partecipanti riferirono un maggiore senso di trasformazione.

In seguito provò anche a togliere l’involucro a forma di animale per rendere l’attrezzatura più facile da trasportare. Nei test qualcosa sembrava mancare. Indossare quella testa ingombrante era diventato parte del modo di affrontare l’esperimento, non una decorazione intorno alle telecamere.

Il lavoro appartiene alla ricerca sul design interspecie: progettare spazi e oggetti considerando anche gli animali che li useranno. Il casco rende fisica una domanda altrimenti facile da lasciare astratta: come cambia un luogo quando i sensi con cui lo attraversiamo sono diversi dai nostri?

Perché conta

La forma da cavallo pare il lato buffo di un esperimento ottico, e invece nei test contribuiva all’esperienza. Togliendola si guadagnava praticità ma si perdeva parte di quella disponibilità a muoversi, per un momento, dentro un corpo diverso.

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