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Il chip AI in orbita di Google ha risposto con un haiku

Il prototipo Suncatcher di Google, lanciato il 1° ottobre, ha eseguito Gemma 4 su un TPU e rimandato un haiku a terra. La prova apre i test in orbita su radiazioni e gestione del calore; due satelliti collegati sono previsti nel 2027.

Che succede

Google ha ricevuto una poesia dal suo satellite sperimentale: un haiku scritto da Gemma 4 su un TPU, il chip dell’azienda per il calcolo AI, in orbita. Il prototipo di Project Suncatcher era partito il 1° ottobre; il 30 ottobre Google ha annunciato questa prima risposta, dopo settimane dedicate all’accensione e ai test dei sistemi di bordo.

Il prompt è stato inviato da una stazione a terra e la risposta è tornata mentre il satellite passava sulle Svalbard, in Norvegia. Il contenuto della poesia conta meno del viaggio: la richiesta è arrivata a un acceleratore progettato per il calcolo AI e il modello l’ha elaborata nello spazio. Sono seguite prove con altri testi e richieste sullo stato tecnico del carico di bordo.

Suncatcher studia la possibilità di portare capacità di calcolo AI in orbita, sfruttando un’esposizione al Sole più continua. Restano da verificare soprattutto gli effetti delle radiazioni e la gestione del calore: nel vuoto non c’è aria a raffreddare i chip, e il calore deve essere trasportato ai radiatori. Google proseguirà le prove su questi aspetti; nel 2027 prevede due satelliti collegati fra loro per sperimentare anche il trasferimento dei dati necessario a farli lavorare insieme.

Perché conta

L’haiku è il «ci sono» di un chip che ha superato il lancio e ha eseguito una richiesta nello spazio. La parte affascinante viene ora: capire se quel TPU riesca a continuare a lavorare sotto radiazioni e vincoli termici, abbastanza a lungo da rendere sensata l’idea di Suncatcher.

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