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La proposta francese sui gigabyte: un pedaggio inaccettabile su Internet

La proposta da 0,055 euro per GB tasserebbe i fornitori di contenuti, ma esporrebbe gli utenti a prezzi più alti e meno servizi. Il richiamo all’ecologia non giustifica questo pedaggio su Internet. Non è ancora legge.

Che succede

Far pagare 5,5 centesimi per ogni gigabyte inviato agli utenti francesi. L’emendamento I-1358 al bilancio 2027, approvato il 30 ottobre dall’Assemblea nazionale in prima lettura, propone proprio questo. È un’idea inaccettabile: trasforma la circolazione delle informazioni in una fonte di prelievo, con il rischio di rendere Internet più cara e meno accessibile. La promessa di colpire i giganti del digitale non mette al riparo chi usa i loro servizi.

Formalmente pagherebbero i fornitori di contenuti. Ma un costo imposto a un servizio non resta per magia lontano dai suoi clienti. Può tradursi in abbonamenti più cari, limiti al traffico o offerte ridotte; per alcuni operatori, servire quel mercato potrebbe non convenire più. Non sono rincari o ritiri già annunciati: sono le conseguenze economiche che questa proposta mette sul tavolo. Scrivere la tassa a nome delle imprese non equivale a proteggere i consumatori.

La scala del prelievo spiega il problema. Prima dei tetti, distribuire 100 GB comporterebbe 5,50 euro di tassa; un terabyte, 55 euro. Non è un supplemento che il testo addebita direttamente al singolo utente, ma un costo per chi gli consegna quei dati, anche se il download non produce un ricavo aggiuntivo. Il testo prevede un plafonamento al 15% del fatturato francese o al 2% di quello complessivo. Sono percentuali dei ricavi, non dei profitti: il tetto limita il danno, non rende innocuo il prelievo. E manca una soglia che riservi la misura soltanto alle grandi piattaforme.

I promotori stimano 10 miliardi di euro l’anno di gettito e rivendicano anche una virtù ecologica: spingere i servizi a comprimere i dati. Ma i gigabyte non sono una misura diretta dell’energia consumata o delle emissioni: nel calcolo della tassa non entrano né l’efficienza dell’infrastruttura né la fonte dell’elettricità. L’argomento ambientale è una giustificazione insufficiente per tassare ogni volume trasmesso. Il gettito è quantificato; il beneficio ambientale corrispondente non è dimostrato nel testo.

È la logica dei ragionieri al posto della competenza tecnica: vedere nei gigabyte soltanto una nuova occasione per fare cassa. Il traffico non equivale a un ricavo, e contarlo non basta a misurare l’impatto ambientale della rete. Una proposta che confonde queste cose rivela di non capire il sistema che pretende di regolare. Per fare regole su Internet bisogna prima capirne il funzionamento; qui la ricerca di gettito viene prima di tutto il resto.

Agli operatori internet toccherebbe misurare i flussi aggregati e anonimizzati, identificando le imprese che li emettono, sotto la supervisione di Arcep e del fisco. Il testo vieta di esigere rilevazioni sul contenuto dei dati o sulla loro destinazione individuale; i dettagli tecnici sarebbero definiti per decreto. Questo limite tutela un aspetto della privacy, ma non risolve il problema dell’accesso: si può rendere una rete meno libera anche rendendone più costoso l’uso, senza bloccare un solo sito.

Governo e relatore del bilancio hanno espresso parere contrario. Il voto, passato con 11 sì, 10 no e 14 astenuti, non ha ancora creato una tassa in vigore: la proposta può essere modificata o eliminata nell’iter del bilancio. Va fermata. Accettare un pedaggio fiscale sui dati in un paese offrirebbe ad altri un modello da imitare, moltiplicando i costi e gli incentivi a differenziare o ritirare i servizi per territorio. È un precedente pericoloso per una rete aperta: trattare ogni gigabyte come un’occasione per fare cassa, lasciando agli utenti il rischio di pagare di più e scegliere di meno.

Perché conta

I promotori contano di incassare 10 miliardi l’anno dai dati inviati agli utenti francesi. Nessuna clausola garantisce però che quel costo resti a carico delle imprese. Far pagare di più l’accesso a video, giochi e servizi online sarebbe una restrizione economica della libertà di usare Internet. E una tassa nazionale sui gigabyte offrirebbe ad altri paesi un precedente da replicare.

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